AUGUSTO PICCIONI. 
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CARAMELLA E BAMBOCCINO.
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1941. Tirrena Editrice Stabilimento Poligrafico Toscano, LIVORNO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Breve racconto con testo e pupi a colori di Momus, nome d'arte di Augusto Piccioni, nel quale, come per altre opere per ragazzi del periodo, protagonisti sono ragazzini che definire monelli  un eufemismo, per buona pace dello zio e della sua governante. Orfani, sono stati accolti con affetto dallo zio Eleuterio, scienziato distratto come da copione, e dalla sua governante Ortensia. Ma il gusto per la libert prende il sopravvento e i bambini scappano a divertirsi alla Fiera, dove ne combineranno di ogni colore. Fino al lieto fine, immancabile!
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L'AUTORE.
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Nacque a Foligno nel 1874 e mor nel 1926. Fu maestro, Direttore Didattico e poi Ispettore Scolastico. Fu scrittore ed illustratore. La stragrande maggioranza delle sue opere comparvero con lo pseudonimo di Momus e furono testi di svago per fanciulli, scritti in un periodo di circa trentanni, e per questo motivo influenzati visibilmente dai generi pi popolari per il tempo. Troviamo quindi libri ispirati da Collodi, oppure viaggi esotici alla maniera di Salgari, e brevi testi, spesso in rima, di supporto a libri illustrati. Talvolta Piccioni, che si dilettava di pittura, illustr i libri da lui scritti. Tra i protagonisti troviamo spesso ragazzini particolarmente vivaci, veri e propri monelli, protagonisti di libri umoristici,
I suoi libri e la sua figura oggi sono stati praticamente dimenticati  fino al 2018, quando nellIstituto Comprensivo Nicola Badaloni di Recanati, che ne custodisce un ritratto, fu aperto un atelier creativo a lui dedicato, il #MomusAtelier. Di lui si ricorda il motto Non  mai tardi per andar pi oltre.
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Introduzione.
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Quale lo scopo del libro?
Non quello di annoiare, come tanti e tanti libri che piacciono agli adulti e non ai piccoli.
Ho voluto che i fanciulli passassero unora allegra, che si esercitassero, senza costrizione, ma spontaneamente, alla lettura, che stessero un pochino calmi, buoni.
Di ci mi potranno esser grate le buone mammine.
In quanto ai piccoli lettori, son sicuro di avere la loro approvazione.
Siamo vecchi amici.
Scrivere per voi, o fanciulli,  una gioia; mi pare di avervi vicini, di vedere i vostri visetti sorridenti, di sentire il vostro pispigliare di passerotti.
Ecco ancora un nuovo libro: lho corredato di tanti e tanti pupi a colori perch vi piaccia ancor pi.
Leggete, leggete, o miei piccoli amici, le avventure umoristiche di Caramella e Bamboccino: le ha scritte per voi.
il vostro.
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Caramella e Bamboccino.
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Castelmonte  un paesino nascosto fra i castagneti che ombreggiano i monti intorno a Lucca: dalla Pania (cara al Pascoli) alle azzurre cime della Garfagnana.
A pochi passi dal villaggio sorge una torraccia, nido di gufi e di barbagianni: da un lato una Casina piccina piccina, con le persiane verdi, il balconcino e il camino che fuma.
Nella torraccia (fra i barbagianni) viveva gran parte del giorno e della notte un uomo lungo lungo, nero nero: un astronomo; una specie - fanciulli miei - dun "Sesto Caio Baccelli" o del "Barbanera", secolari compilatori di lunar. Nella casina - con le persiane verdi, il balconcino e il camino che fuma - abitavano la vecchia serva Ortensia e due omini piccini piccini, ai quali i compagni di scuola avevano appropriato il nomignolo di Caramella e Bamboccino. Questi due birichini - giacch, lo confesso subito a voi, eran birichini davvero - erano i nepoti delluomo lungo lungo, nero nero: dello zio Eleuterio.
Come questi due pispolini fossero capitati lass presso lastronomo (i contadini del posto lo chiamavano "il mago di Castelmonte")  presto detto: Caramella e Bamboccino erano orfani di guerra. Soli al mondo, lo zio Eleuterio aveva - per un momento - tralasciato di studiare la luna, le stelle, i pianeti, le costellazioni e tanta altra.... roba che sta in alto, per abbassare lo sguardo sulle sciagure del mondo e pensare un po a quei poveri figliuoli.
Aveva aperta a loro la sua casa, li aveva abbracciati, li aveva iscritti alla scuola elementare e, consegnando alla vecchia Ortensia un bel pacchetto di carta monetata:
Li affido a te - aveva detto. - Tu pensa a tutto quello che occorre. Ho fatto.... ho detto - ed era ritornato tra i barbagianni.
In quanto allOrtensia, larrivo di quei due bamboccetti, nella casa sempre vuota e sempre silenziosa, era stato dapprincipio un po sconcertante; poi - la buona vecchietta - sera fatta vincere dalle moine di quei due granellini di pepe, che non stavano mai fermi e che non facevano star fermi, e le zollette di zucchero e la mostarda di mele cotogne erano sempre per i suoi piccioncini, i quali tanta dolcezza ricambiavano con qualche liretta di tabacco da fiuto, vero rap, che consegnavano solennemente alla loro zia Ortensia. Per la parentela, loro non ci guardavan tanto. Se vera uno zio Eleuterio - pensavano - perch non vi poteva essere anche una zia Ortensia? Una che regala, con tanta facilit, con tanta abbondanza, zucchero e mostarda non pu essere che una zia.
E per i dolci i due birichini avevano una speciale simpatia!
Caramella consumava sempre il suo gruzzoletto in dolci e specialmente in caramelle, che pocciava deliziosamente per la strada e specialmente a scuola quando il maestro spiegava.
Mi pare - mormorava - che la materia riesca pi facile. La.... poccio meglio.
Le caramelle erano la sua passione, tanto pi che a Castelmonte, fra quelle quattro casette, non si poteva sceglier di molto in fatto di dolciumi: caramelle e cioccolate da acquistarsi da un vecchio droghiere.
Questultime erano preferite da Bamboccino, il quale per, se amava - come tutti i fanciulli - i dolci, aveva anche unaltra passione che vinceva tutte: i giocattoli e specialmente i burattini, le teste di legno, i bambocci.
Lui sui quaderni disegnava bambocci, lui sulle facciate delle case tracciava a carbone bambocci, lui costruiva bambocci di carta, di cartone, di legno: Bamboccino era, insomma, un vero.... bamboccino.
Intendiamoci per: non crediate che per i bambocci tradisse il dolce.
Un giorno lo zio Eleuterio gli chiese:
Che cosa ti piacerebbe di pi: una cioccolata, o un bamboccio?
Zietto caro, compratemi un bamboccio di cioccolata!
Questi i nostri tipi, i nostri personaggi. Ora avvenne....
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Per la ricorrenza della S. Croce a Lucca v grande festa religiosa e grande fiera. Da ogni parte della Lucchesia, dai monti delle Apuane e della Garfagnana, scendono a centinaia i contadini alla citt della arborata cerchia, alla citt dei Guinigi, di Castruccio e del.... buccellato.
Il quale buccellato - per chi non lo sapesse -  una ciambella che si compra calda calda, si tiene infilata per un pochino sul braccio sinistro, come un gigantesco monile, e poi, "sbocconcella te che sbocconcello anchio", pian piano, si consuma, si assottiglia, sparisce.
Di tale festa e specialmente delle meraviglie della piazza dei baracconi, fuori di porta a S. Frediano, Caramella e Bamboccino ne avevano sentito parlare a casa, ma specialmente, e con tutti i particolari e gli abbellimenti, a scuola, tra lezione e lezione, o accompagnandosi a casa tra una partita a noccioli ed una a "campana".
A forza di parlarne, tale fiera era diventata, nellimmaginazione di quei due testoni, qualcosa di grandioso, di fenomenale.
Da lass a Castelmonte i due ragazzi, a volte, si fermavano ad ammirare la fertile pianura che circondava Lucca; seguivano con lo sguardo il luccicante Serchio, che come unenorme biscia dargento lampeggiava tra il verde, e, giunti alla scura macchia delle chiese, delle case, delle torri, pensavano alla grande fiera e sospiravano.
Una volta - tanto per tastare il terreno -avevano chiesto agli zii se li avrebbero condotti alla fiera di S. Croce.
Avevano risposto:
Quando sarete pi grandi; ora siete troppo piccioncini.
Quando ho terminato il libro sulle macchie della Luna.
E allora?
Pensa che ti pensa, avevano deciso di andarvi di nascosto. Soldino su soldino, avevano raggranellato una bella sommetta, che tenevan nascosta in uno di quei mici di gesso che si stampano a Lucca. Il micio, bianco bianco, con gli occhioni di fuoco, stava in cima allarmadio della loro cameretta: vuoto dentro, era stato, dalla base, riempito di cartine da una lira, quelle cartine che dimostrano quanto si sia puliti in Italia.
E venne S. Croce; stettero un pochino incerti sulla decisione, tentennarono, ma un carrozzone di miseri saltimbanchi fu.... quel che li vinse; vuotarono il gatto e, quatti quatti (la zia era a rigovernare i piatti del pranzo, lo zio era tornato nel suo osservatorio), presero la strada maestra e via verso Lucca. Era il pomeriggio del 14 settembre: data storica!
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Gli spiazzali intorno alla storica chiesa e alla porta di S. Frediano brulicano di persone. Centinaia di baracche hanno alzate le loro tende e centinaia di uomini gridano, sagitano, saffannano, mentre organi, organetti, bande (di assassini?) stonano, straziano la nostra beila musica italiana. E il ronzio dun alveare gigantesco,  il mugghiare dun fiume in piena,  il fischiare dun vento indiavolato,  un tatanai dinferno che stordisce, che.... diverte.
Ed ecco che verso il tramonto, in quel mare in tempesta, entrarono due paranzelle: la Caramella (da non confondersi con la.... garavella di Cristoforo Colombo) e la Bamboccino.
Seguiamole, tra una bordata e laltra, se ci sar possibile.
Ecco: comincia, piccoli e buoni lettori, la film cinematografica di Caramella e Bamboccino.
Girano, beati e felici, lontani col cuore le mille miglia dalla casina con le persiane verdi, col balconcino e col camino che fuma, dimentichi completamente della buona e dolce (dolce di carattere e pi di mostarda) Ortensia e dello zio che studiava la luna anche.... di giorno.
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Vanno da baracca a baracca, avidi di divertimento, a bocca aperta come tanti pesciolini fuor dacqua, e tutto voglion vedere, tutto voglion gustare.
Le lirette del gatto dagli occhioni di fuoco ci sono; dunque.... dunque non manca che la volont di divertirsi. Poteva questa mancare in due piccoli macacchi come Caramella e Bamboccino?
Vedono un baraccone con grandi dipinti di fuori: battaglie, caccia alle foche, organo con pupi che danzano e battono i piatti.
Sono le vedute.
Andiamo a mettere locchio al buco.
Entrano. Vanno da lente a lente, ammirando le illustrazioni del "Corriere della Domenica" o della "Tribuna".
Oh bello!
 lelefante che schiaccia la testa a un condannato - dice Caramella stropicciando il naso sul vetro. -  un nuovo metodo indiano per guarire il mal di testa.
Guarda, guarda qui, il Vesuvio!
 un monte che ha il brutto vizio di fumare la pipa e di buttare la cenere sugli uomini.
Questo.... questo s che  bello! Siamo al polo nord.
Dio mio, quanti gelati, quanti sorbetti ci si farebbero! - e i due ghiottoncelli si leccano le labbra.
E vanno da lente a lente, manifestandosi vicendevolmente le loro impressioni, la loro ammirazione.
In fondo al salone, in unurna di vetro, v una statua di cera: solleva il petto, par che respiri.
Se non fosse finta, sembrerebbe viva!
Escono.
Il padrone, sulla gradinata, urla, sbraita, richiama i curiosi.
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Entrate, entrate al grande padillione delle Variet: domandate ai siniori che escono quante bellezze si ammirano.
E Caramella e Bamboccino, torcendo il naso, dondolando la testa in senso di diniego, dicono con la bocca: "S, s", e con la zucca: "No, no".
A pochi passi v un bussolotto portatile con i burattini.
Bamboccino va in estasi.
Il burattinaio, sotto la tenda, fa muovere i suoi pupi. Che botte che assesta Fagiolino sulla testa di legno dei compagni: tac, tac, tac!
Escon poi fuori il moro Ali ed il guerriero Rodomonte. Che duello! Proprio allultimo sangue: zic e zac, zic e zac! Nemmeno a dirlo, ne busca il moro, mentre gli spettatori urlano entusiasmati:
Muori, brutto muso nero! Muori, sacco di carbone!
Alla parte tragica, segue la farsa:  uscito Stenterello, la simpatica ed arguta maschera toscana. Tutti ridono, anche quando la maschera col tricorno e col codino dice delle scempiaggini.
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Bamboccino  in estasi e mormora:
Sento proprio che la mia vocazione  di fare il burattinaio.
Smettila! Pi burattino di cos non puoi essere.
Caramella fatica parecchio per allontanare il piccolo commediografo dal teatro della.... Scala a pioli e rimorchiarlo verso la giostra delle carrozzelle.
Gira la giostra tra uno scintillio di vetri dondolanti, di palle colorate, di pagliuzze argentee e dorate. Vi sono carrozzelle (roba da signorine!), cavalli, cervi, ciuchini.
I nostri (cera da dubitarne?) inforcano due bei ciuchini con certi orecchioni da non si dire. Caramella - in un momento di entusiasmo - abbraccia e bacia il quadrupede.
E la giostra va, e i nostri due cavalieri sembrano tutta una cosa sola con la bestia che inforcano: non si capisce pi quale sia il ciuco e quale il cavaliere.
E girano, girano. Stanno impugnando una specie di stile e con quello, mentre.... trottano, debbono infilzare un anellino appeso ad unasticella di ferro.
Prendon la mira da lontano e.... e.... niente!
Una volta per ciascuno riescono per ad infilzare lanellino ed allora trionfanti fanno un altro giro gratis. Non contano per tutti quelli che hanno pagato e le lirette del gatto dagli occhioni di fuoco spariscono come tante farfallette al vento.
.......E intanto, e intanto su a Castelmonte lOrtensia si  accorta della fuga dei due piccioncini. Gira per la casa chiamando, gira pel paese urlando, sale sulla torraccia, sveglia dalle sue fantasticherie lunari e sublunari locchialuto Eleuterio. Che fare? Che cosa fare? Per dove han preso il volo i due piccioncini?
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 la vera piazza dei balocchi,  il regno dei divertimenti, quello. Pi se ne vedono e pi ne restano da vedersi.
Ma i piccoli fuggiaschi son di buon gusto: non si stancano facilmente. Sono ora dinanzi al "Tiro ai fantocci"; dieci palle venti centesimi. Bamboccino e Caramella hanno innanzi il paniere con le grosse palle di pezza e tirano contro i pupi.
Dalli.... dalli a Menelick.
Dalli.... dalli alla mamma de gatti.
Lanciano. con vero slancio: non per nulla i "bimbi dItalia son tutti Balilla"!
Terminata la strage dei pupi vanno al toboga.
Oh questa s che  la meraviglia delle meraviglie!
Arrampicarsi sino lass in cima alla torre di legno e poi scendere precipitosamente entro un vagoncino e finire urlando per lo spavento entro una vasca dacqua! Sono questi divertimenti che davvero al solo pensarci fanno venire i brividi.
Salgono, mentre sotto i loro piedi passa veloce la striscia di tappeto; perdono lequilibrio, si attaccano alle gambe dei vicini e son capriole.... Ma  pure un divertimento. Entrano nel vagoncino e via a rotta di collo; il vagoncino lascia velocemente le rotaie, si slancia nel vuoto e.... con grandi grida, una stretta al cuore, un tuffo.
E quei brutti musi ebbero il coraggio di divertirsi a quel modo una diecina di volte.
Ah, santi scapaccioni, dove, siete andati a nascondervi?
Ma anche il toboga, per quanto sia toboga, finisce con lo stancare, e Caramella e Bamboccino pensarono di riposarsi cambiando divertimento.
Intanto alla sera succedeva la notte; ma potevano forse accorgersene i due piccioncini in mezzo al lampeggiare di tutte quelle lampade elettriche? S, era pi giorno di quando dardeggia il solleone. Le ore di Castelmonte erano laggi minuti. E poi.... e poi avrebbero saputo trovar sempre una scusa, loro, e farsi perdonare con due lacrime e due moine dalla zia Ortensia. In quanto allo zio Eleuterio, a quellora doveva esser in ammirazione della luna.
Via, via i tristi pensieri: in mezzo a quella baraonda, a quella baldoria senza fine, non potevano che divertirsi. Stavano ora innanzi ad un baraccone. Un uomo, per attrarre la folla, agitando le braccia, buttava fumo dalla bocca.
Ha il caminetto interno! - esclam Caramella.
Oh, quellomino, - consigli Bamboccino ad alta voce - bevete un paio di litri dacqua, altrimenti vi prende fuoco lappartamento!
Ma quel felomeno (come lo chiamava lo strillone della baracca) non se ne diede per intesa, ed ora, terminato il fumo, cavava fuori di bocca fettuccia e fettuccia di carta, una vera matassa; pareva che non dovesse finir mai.
Sembra il nastro della macchina telegrafica.
Pi che di fettuccia di carta, sarebbe meglio che si riempisse io stomaco di fettuccine al pomodoro.
Ed entrarono.
Vera un prestigiatore che eseguiva giuochi davvero strabilianti: strabilianti per quei due sciabigotti della montagna. Sciabigotti, per chi non capisse nemmeno questa parola, vengono chiamati, e nella Lucchesia e nella Versilia, quelli che hanno poco sale nella.... piccionaia.
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Curiosa fu quando, fattosi dare un cappello sodo da uno spettatore, vi butt dentro tre uova sbattute e, messo il tutto su duna lampada a spirito, cosse la frittata senza che il cappello si bruciasse.
E quella dellorologio la sapete?
Si fece consegnare un orologio, lo pest in un mortaio (mentre il povero signore che glielaveva dato torceva gli occhi dallo spavento); poi riemp un pistolone con la polvere dellorologio, spar, e lorologio, sano e lucente, apparve in fondo alla sala in mezzo ad un quadro appeso allo scenario.
Roba da restare a bocca aperta per una giornata e mezzo.
E tocc anche ai due sciabigotti.
Bamboccino teneva un vassoio e il prestigiatore, preso delicatamente con due dite il naso di Caramella (-Pianino, non stringa tanto, ch non si pu sapere!), dopo una lunga chiacchierata, ad ogni strizzata di naso faceva piovere sul vassoio tante e tante monete dargento e doro.
 un naso prezioso! - esclamava il mago. - Come il ciuco di Buridano faceva zecchini dalla parte.... diremo cos retrospettiva, cos questo siniore fa piovere scudi e marenghi dalla probosside. Osservate.... osservate.... egreggi siniori.
Ed ecco che salza una vocina:
Non  vero.... gli scendono dalla manica del giubbedomine.
...... Intanto.... intanto la zia Ortensia ed Eleuterio, che aveva dovuto lasciare, sospirando, la sua amata Luna, interrogando e fiutando (come il celebre poliziotto Nick Carter) avevano ritrovato la traccia dei due fuggiaschi e, montati su dun trabiccolo tutto sgangherato e traballante, tanto da far prendere il mal di mare, scendevano per far vendetta.... ahi tremenda vendetta!
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Che turbinio in quel baraccone!
Sul pavimento, lucidato a cera, centinaia di persone pattinavano come se si fosse trattato dun lago ghiacciato. Con due lirette si aveva diritto al prestito (per un giro) di un paio di pattini.
Bamboccino e Caramella si presentarono.
Sapete pattinare! - chiese luomo addetto alla consegna dei pattini.
Bah! Ho scivolato anche laltro giorno sulla buccia dun cocomero e ho seguitato a volare per mezzora.
Scivolo pi io che unanguilla.
Si allacciarono i pattini ai piedi e tutti contenti (vedevano tutti che giravano allegramente come matti) si lanciarono sul lago di Ginevra.
Non lavessero mai fatto! Altro che anguille e scorze di cocomero!
Sdrucciolavano di qua e di l, a zic zac, con i piedi, col fondo dei calzoni, con le mani.
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Cercavano di rialzarsi e le scarpe sgusciavano; sattaccavano ai vicini ed eran ruzzoloni da non si dire. In un attimo, con quei due razzi matti sparati, in quella sala successe un finimondo. Urla, strepito e cadute su cadute. Cascato uno, gli altri sammucchiavano sopra come un mazzo di marionette in riposo. Il personale della sala di pattinaggio si lanci per fermare le due anguille di montagna; ma quelli erano riusciti a rialzarsi e, tenendosi per mano, volavano come rondinelle verso.... verso....
Che colpo!
Bamboccino e Caramella erano andati a dar di testa (e che teste dure!) nella specchiera di fondo e.... patatrac: la frittata era stata fatta davvero. Meglio di quella del prestigiatore.
E laffare si sarebbe messo male davvero se - fortunatamente - il droghiere di Castelmonte non si fosse trovato l. Riconobbe i suoi clienti (delle caramelle e delle cioccolate) e si fece garante del pagamento.
Sono i nepoti del mago della Torraccia - disse - e potete esser sicuro dei denari. In caso ci sar sempre io.
Quella testata mise un po di giudizio ai due monelli.
Basta con i divertimenti - dissero. -Pensiamo un po alla pappatoria.
Ed ecco un bella mostra di buccellati.
Se ne infilzarono uno per braccio e mangia pure: Bamboccino piluccava in quello di Caramella e Caramella in quello di Bamboccino. Se li spolverarono in poche battute.
E.... e.... oh finalmente.... ah questo s che non me laspettavo.... eccoti una vetrina di dolciumi: dalle caramelle alle paste ripiene, dalle cioccolate ai confetti, dai marzapani alle bottiglie molticolori dei rosoli.
Che acquolina!
Se avessero avute centinaia e centinaia di lire si sarebbero mangiata e bevuta tutta la bottega. Si contentarono, anzi si dovettero accontentare invece di un centinaio di caramelle e di parecchi bicchierini di rosolio.
Questo rosolio di anaci  buono - diceva Caramella schioccando la lingua.
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Questo di fragola  migliore - esclamava Bamboccino alzando gli occhi al cielo.
Ah birbanti! Ah monellacci!
Attirati - come le mosche al miele -dalla dolcezza del liquore, si scolarono sette od otto bicchierini per ciascuno.
Ah.... ah.... ah! - ridevano come due scimuniti.
Bah.... il terremoto!... Hai sentito come tremava la terra?...
Ma che terremoto!... Io.... vado.... io vado in barca....
Gli effetti del liquore cominciavano a farsi sentire; ma loro seguitavano a.... divertirsi.
Ecco un sorbettiere ambulante.
Gli danno lassalto e si pappano quattro gelati ciascuno: alla crema, al limone, allananasso, alla cioccolata.
Buono quel getalo.... quel tagelo.... quel gelato allassanasso, al nassanasso....
Meglio il sortebbo, il.... borsetto, il sorbetto al cioccotallo, al latticiocco, al.... cioccolato.
Monelli, andate, andate a casa, ch fate vergogna!
Ma che! Loro erano felici e, trovato l a pochi passi un cantastorie, cominciarono a berciare fra le risa della folla allegra e spensierata.
Bisognava sentire:
"Sul maare.... ciallica....
laaastro.... dargentoooo."
"Se aveeessiii.... laliiiii....
io ti vorreiii.... rapare."
"Di quella.... pipaaaa
lorrendooo.... fumoooo."
E, quando si furono ben sfogati, lasciarono larte del canto e, a braccetto, bordeggiando - come al principio della loro entrata nel piazzale dei divertimenti - come due paranzelle, si avvicinarono ad un "Tiro a segno".
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Prima di tornare a casa.... voglio farti vedere come.... pilcosco.... scolpisco.... colpisco il bersaglio.... - disse Caramella.
Un.... polco... un colpo per uno. 
Si fanno largo: pagano.
Consegnano il fucile carico a puntine piumate al campione dei tiratori; il nuovo Tartarino italiano punta, larma scatta e un urlo si alza al cielo. Il padrone del "Tiro", che stava con le pinzette a togliere i piumetti sui bersagli,  stato colpito in pieno naso; dal peperone gli schizza una fontanella di sangue: un tiro.... un tiro birbone!
E Caramella:
Ho fatto centro.... Tira, tira tu.... Ciamboncino....
Ma, in quella, due mani si posano sulle spalle dei fuggitivi.
Si voltano: sono due carabinieri.
Avete ferito.... Venite con noi!...
E chi sa come sarebbe andata a finire, se, dietro i due rappresentanti della benemerita, non fossero apparsi altri due personaggi: un uomo lungo lungo, nero nero, e la dolce, anzi dolcissima, Ortensia.
Quel che avvenne.... immaginatelo.
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Il giorno dopo, una bella purga di olio di ricino.
Dal dolce allamaro.
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Il gatto dagli occhioni di fuoco, con la pancia vuota, guardava i due birichini come per dire:
Quanto siete stati grulli! Stavate meglio a casa vostra.
Lo zio era tornato sulla Torraccia, fra gufi e barbagianni; ma la sera innanzi aveva dovuto sborsare fior di quattrini per lo specchio della sala di pattinaggio e per il naso del padrone del "Tiro a segno".
La zia Ortensia sta sulle sue e va borbottando: che i fanciulli debbono stare a casa; che quando si  uccellini da nido non bisogna volar lontano; che le birichinate, o prima o tardi, si pagano; che i fanciulli golosi metton vergogna; che lei non dar pi un pezzetto di zucchero, n una cucchiaiata di mostarda.
Ci credete voi a questultima minaccia?
Io no.
Non basta.
Tornati a scuola, il maestro (si vede che lavventura sera sparsa per tutto lorbe terracqueo) raccont la novellina del topolino che, non volendo seguire il consiglio della mamma, si volle allontanare dal nido prima del tempo e che torn a casa senza la coda, restata in bocca ad una bella gattina.
Lallusione era chiara e quei due grullerelli si misero istintivamente la mano nel fondo dei calzoni e, piagnucolando, esclamarono:
Signor maestro, anche noi non ci abbiamo pi la coda!
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FINE.